sabato 2 novembre 2013

Vulcani

Ci credevo pianeti lontani, invece siamo vulcani. Tu sei l'Etna e il suo grido, io sono il Vesuvio, che ha scelto il silenzio. Ma siamo fratelli, fatti dello stesso magma, feriti dall'evoluzione.

lunedì 4 marzo 2013

Un giorno

Esiste da qualche parte un luogo dove sono radunati tutti i silenzi. Una specie di limbo delle parole. Forse è un pianeta, o un universo parallelo. Anche il nostro silenzio, condiviso e capito da me e te soltanto, si trova lì. Un giorno lo andiamo a prendere. 

domenica 20 gennaio 2013

You saved me

Quando ero in terza elementare, la maestra di inglese, che era una tipa piena di inventiva e fiduciosa nell'intelligenza dei suoi allievi, ci fece vedere Peter Pan della Disney in lingua originale, con i sottotitoli in italiano. Di tutto il film, che vedemmo nella sala del primo piano, quella che spesso veniva allestita per le recite di fine anno, ricordo, lo confesso, solo una scena. Ma la ricordo chiaramente. Ho ancora cristallina l'immagine di Wendy che precipita giù da una cascata e Peter che vola in picchiata a soccorrerla, per poi posarla dolcemente ai piedi della stessa. Di quella scena, poi, ricordo solo una frase, pronunciata da Wendy. Probabilmente è l'unica di cui compresi il significato letterale e profondo senza l'aiuto dei sottotitoli e la ricordo, è il caso di dirlo, "by heart": "You saved me". 
Poco fa pensavo che non può essere un caso. Perché per me in quella frase c'è l'essenza dell'amore. Amare non è altro che salvare e farsi salvare. Se poi lo si fa ai piedi di una cascata, anche meglio. 

lunedì 12 novembre 2012

Non importa

Piazzale Dunant, Roma. Una coppia tra i 40 e i 50 mi si avvicina. Lui: "Scusa, per Trastevere?" Io, sbrigativo: "Dritto qua." "Ok, grazie." Faccio due passi poi ci ripenso, mi volto ancora verso di lui e aggiungo: "Ma è un po' lunga." Mentre lo dico noto che è sulle stampelle: ha una gamba sola e io l'avevo guardato dritto negli occhi. Mi risponde lei, accennando un sorriso dolce, quasi materno: "Non importa." Si prendono per mano, mi voltano le spalle e ricominciano a camminare, a quel ritmo tutto loro. "Non importa" mi ripeto, "non importa". All'amore tanta roba proprio non importa.

domenica 11 novembre 2012

Speculazioni linguistiche domenicali

A me sembra che l'espressione "perdere la pazienza" sia fuorviante e che associare alla temporanea adesione a se stessi un senso di perdita sia ricattatorio. La pazienza non è una caratteristica integrata nell'uomo, perdendola non si perde proprio niente, se non una sovrastruttura che usiamo per sopravvivere nel mondo. Più o meno come il parrucchino o le ciglia finte. Quando diciamo "perdere la pazienza" descriviamo piuttosto un atto di avvicinamento alla verità di noi stessi, un atto - nella maggioranza dei casi -sano; quindi per descrivere il fenomeno suggerirei un'espressione alternativa, tipo "aderire all'istanza" o una cosa così. Mo lo scrivo a De Mauro, va. [no, gniente, volevo dilla 'sta cosa]

venerdì 9 novembre 2012

Mi amerò

Il potere degli anagrammi. Esiste un momento in cui diventa sano dimenticare cose o persone, in cui se si conserva ossessivamente un ricordo si comincia a non conservare più se stessi: è il momento in cui "memoria" diventa l'opposto del suo anagramma "mi amerò". 


giovedì 11 ottobre 2012

Tiramisù

Mi piace pensare che io e te siamo due tiramisù. Le nostre regole, però, sono diverse. Tu lasci che gli altri mangino tutto il primo strato, quello dove la crema al mascarpone si incontra con la polvere di cacao, quello scenografico, che fa brillare gli occhi, che fa dire "Scelgo". Ma poi non lasci (quasi) mai mangiare il resto: chi ha a che fare con te ha tutta la superficie del dolce, ne conosce perimetro e colore, ma non può arrivare in profondità, come se sotto il cacao ci fosse uno strato di ghiaccio impenetrabile.
Io invece mi divido in tanti pezzi, ciascuno può mangiare un tiramisù in sezione, come quando si fanno gli studi geologici: si accede analiticamente ad ogni strato, fino al più profondo, ma non si ha la visione sintetica, l'intero. Tante piccole perfette frazioni del tiramisù, ma in sé concluse, parziali, stagne.

Anche un'altra cosa mi piace pensare: che l'unico modo, lo sai, è intersecarci io e te. Diventare un Tiriamocisù, insomma.